

La Storia Di Osimo - Parte 3
Così Osimo, notevolmente indebolita, attraversa un lungo periodo di instabilità in cui viene costretta a sottostare alle prepotenze di truppe straniere, a volte inviate addirittura dallo stesso Pontefice: prima i Malatesta di Rimini, ( 1348 ), quindi i Bretoni ( 1376 ), poi ancora i Malatesta , vicari del Papa ( 1399-1430 ), infine nel 1435 il condottiero Francesco Sforza, inviato dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti per indebolire nella marca la presenza del Papato.
Le milizie sforzesche restano ad Osimo fino al 1443, quando il papa, chiesto aiuto ad Alfonso d’Aragona, tenta la cacciata degli Sforza.
Gli osimani promettono allora sudditanza al re, ma poi, con un abile colpo di mano, disarmano gli acquartieramenti nemici rendendo di nuovo libera la città.
Ritornata alla Chiesa , Osimo è nuovamente al centro di furiose lotte, ma questa volta di rivalità con i comuni vicini e soprattutto con Ancona, per motivi di confine. Né è una testimonianza storica e folclorica la famosa battaglia del porco, combattuta il 27 giugno del 1476 a seguito dell’uccisione di alcuni maiali sconfinati nel territorio anconetano. Un piccolo esercito di soli ottocento uomini condotto dal capitano di ventura Boccolino di Guzzone , proprietario del castello di Montegallo, ai cui piedi erano avvenuti gli incidenti, si scontra con un contingente di ben quattromila uomini provenienti da Ancona, Ascoli e Camerano, alla guida di Astorgio Scottivoli. Costoro, dopo un repentino e astuto attacco da parte degli osimani nel territorio di
S.Biagio e S. Stefano, vengono rapidamente sconfitti.
Successivamente Boccolino, sostenuto trionfalmente dalla popolazione, tenta un’ennesima sollevazione contro il Papa, per il possesso della città. Inizia da questo momento un lungo assedio da parte di Giangiacomo Trivulzio, un condottiero ai servizi della Chiesa, che assoggetta nuovamente la città al Pontefice nel 1487, costringendo Boccolino assieme ai suoi fedelissimi alla trattativa di resa. Questi allora, col suo seguito, parte alla volta di Firenze, dove è ad attenderlo Lorenzo il Magnifico, ma il tranquillo ambiente di palazzo non si addice al suo carattere turbolento, così Boccolino si reca a Milano alla corte di Lodovico il Moro, il quale dopo averlo tenuto alle sue dipendenze, sospettandolo di tradimento lo fa impiccare.
Ristabilita intanto la sottomissione alla santa Sede, ad Osimo viene fatta erigere una fortezza , la rocca pontelliana, su disegno di Baccio Pontelli appunto, abbattuta poco dopo per volontà di Papa Giulio II, che inaugura col suo governo un lungo periodo di pace per la città. In questa fase essa, come altre città delle Marche, acquista un aspetto più decoroso grazie al mecenatismo dei suoi vescovi, i quali assurti alcuni alla carica cardinalizia, erigono tra il XVI ed il XVII secolo assieme ad alcune famiglia dell’aristocrazia fondiaria imponenti palazzi che danno ad Osimo un invidiabile assetto scenografico e monumentale. Tra questi il palazzo Balleani Baldeschi, il Palazzo Gallo e il Palazzo Campana, sede un tempo di un prestigioso collegio convitto presso cui si formarono uomini di studio e di dottrina d’eccellenza.
A partire dal 1797 Osimo è sotto il dominio francese fino all’avvento di Napoleone, che la occupa nel 1808 lasciando il segno di numerose espoliazioni; essa ritorna quindi alla sudditanza papale nel 1815.
Con la battaglia di Castelfidardo, combattuta dal generale Cialdini il 18 settembre 1860, la città entra a far parte del Regno d’Italia.
Le milizie sforzesche restano ad Osimo fino al 1443, quando il papa, chiesto aiuto ad Alfonso d’Aragona, tenta la cacciata degli Sforza.
Gli osimani promettono allora sudditanza al re, ma poi, con un abile colpo di mano, disarmano gli acquartieramenti nemici rendendo di nuovo libera la città.
Ritornata alla Chiesa , Osimo è nuovamente al centro di furiose lotte, ma questa volta di rivalità con i comuni vicini e soprattutto con Ancona, per motivi di confine. Né è una testimonianza storica e folclorica la famosa battaglia del porco, combattuta il 27 giugno del 1476 a seguito dell’uccisione di alcuni maiali sconfinati nel territorio anconetano. Un piccolo esercito di soli ottocento uomini condotto dal capitano di ventura Boccolino di Guzzone , proprietario del castello di Montegallo, ai cui piedi erano avvenuti gli incidenti, si scontra con un contingente di ben quattromila uomini provenienti da Ancona, Ascoli e Camerano, alla guida di Astorgio Scottivoli. Costoro, dopo un repentino e astuto attacco da parte degli osimani nel territorio di

Successivamente Boccolino, sostenuto trionfalmente dalla popolazione, tenta un’ennesima sollevazione contro il Papa, per il possesso della città. Inizia da questo momento un lungo assedio da parte di Giangiacomo Trivulzio, un condottiero ai servizi della Chiesa, che assoggetta nuovamente la città al Pontefice nel 1487, costringendo Boccolino assieme ai suoi fedelissimi alla trattativa di resa. Questi allora, col suo seguito, parte alla volta di Firenze, dove è ad attenderlo Lorenzo il Magnifico, ma il tranquillo ambiente di palazzo non si addice al suo carattere turbolento, così Boccolino si reca a Milano alla corte di Lodovico il Moro, il quale dopo averlo tenuto alle sue dipendenze, sospettandolo di tradimento lo fa impiccare.
Ristabilita intanto la sottomissione alla santa Sede, ad Osimo viene fatta erigere una fortezza , la rocca pontelliana, su disegno di Baccio Pontelli appunto, abbattuta poco dopo per volontà di Papa Giulio II, che inaugura col suo governo un lungo periodo di pace per la città. In questa fase essa, come altre città delle Marche, acquista un aspetto più decoroso grazie al mecenatismo dei suoi vescovi, i quali assurti alcuni alla carica cardinalizia, erigono tra il XVI ed il XVII secolo assieme ad alcune famiglia dell’aristocrazia fondiaria imponenti palazzi che danno ad Osimo un invidiabile assetto scenografico e monumentale. Tra questi il palazzo Balleani Baldeschi, il Palazzo Gallo e il Palazzo Campana, sede un tempo di un prestigioso collegio convitto presso cui si formarono uomini di studio e di dottrina d’eccellenza.
A partire dal 1797 Osimo è sotto il dominio francese fino all’avvento di Napoleone, che la occupa nel 1808 lasciando il segno di numerose espoliazioni; essa ritorna quindi alla sudditanza papale nel 1815.
Con la battaglia di Castelfidardo, combattuta dal generale Cialdini il 18 settembre 1860, la città entra a far parte del Regno d’Italia.
